Abstract

Gli abstrtact sono in ordine alfabetico per cognome degli autori.


Jun Arisue
Université Bordeaux 3

コンピュータを活用して日本語を教える/学ぶ ─ その一例

インターネット時代の現在、Eラーニングは、単方向的なコンテンツ(Web1.0的)から始まり、双方向的、参加的な形(Web2.0的)に進化している。
筆者も、数年前に、Eラーニングサイトを立ち上げて以来、この流れの中でサイトの更新を重ねてきた。
元々、サイトは学生の予習、復習、欠席時の「フォロー」として作成され、あくまでも、教材のダウンロード、閲覧が第一の目的であり、授業の補助でしかなかった。しかし、語彙、スライド、長文、練習問題など、「みんなの日本語」(許諾ずみ)を参考にした積み上げ式の学習内容のコンテンツの充実と同時に、豊富なリソースを元にした、辞書、ふりがな自動添付などのツールが新たに追加され、サイトは、学生の自習教材、もしくは、教員のリソースとして幅広く使われうるようになった。そして、現在、そういったリソース・ツールとしてのサイトから更に発展し、学習者、教員のコミュニケーションを中心とした、学習の環境を作ることに取り組んでいる。
発表では、自習教材・リソースとしてのサイト、ツールとしてのサイト、そして、コミュニケーションの場としてのサイト、という三つの面を取り上げ、実践を紹介したい。

http://j-learning.com


Teresa Ciapparoni La Rocca
Sapienza Università di Roma

La didattica ideale della lingua giapponese per esigenze dell’insegnamento e delle ricerche nel campo letterario

La lingua letteraria rappresenta la cristallizzazione di una forma di comunicazione che si propone di convogliare, accanto al significato primario, tutta una serie di riferimenti alla tradizione precedente in una forma stilisticamente sofisticata. Essa quindi si differenzia profondamente dalla lingua dell’uso quotidiano - dove peraltro in Giappone i parlanti usano registri fortemente diversi a seconda della posizione nella struttura sociale - il cui primo intento è quello della comunicazione, per la quale è tanto meglio quanto più sinteticamente si raggiunge lo scopo. Le due mète, padronanza della lingua parlata e fruizione del testo letterario, sembrano quindi non facilmente conciliabili.

Il mio apprendimento della lingua giapponese, presso l’IsMEO (Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente, allora, oggi ISIAO, Istituto per l’Africa e l’Oriente), è avvenuto attraverso la lettura di brevi racconti, nei quali veniva esemplificata tutta una serie di aspetti grammaticali e sintattici. Quel metodo di studio metteva l’enfasi piuttosto che sulla conversazione sulla lettura, ma i testi non erano letterari salvo alla fine dei corsi una breve novella, semplificata per i giovani. Al secondo anno di università, nel primo non ho frequentato avendo già conseguito il diploma triennale all’IsMEO, il corso è consistito nella lettura dello H`oj`oki: niente quindi di più letterario! Tuttavia, la scarsa confidenza con la lingua letteraria ha fatto sì che di quella lettura sia rimasto molto poco, anche perché non veniva contemporaneamente spiegata la grammatica classica e dunque non ci si appropriava dello strumento da utilizzare in futuro.

La didattica ideale della lingua dovrebbe quindi, stando alla mia esperienza, avvenire su livelli distinti: prima apprendimento dei fondamenti della comunicazione, cui vada ad aggiungersi - conseguita una capacità di lettura del testo - l’approfondimento dello stile e del sostrato culturale, così come avviene per la madre-lingua, attraverso la lettura di testi letterari. Per ottenere tale risultato il metodo migliore è, a mio modo di vedere, l’istituzione di un centro linguistico interfacolta’ dove gli studenti apprendano la lingua e quindi i docenti di letteratura dovrebbero soltanto leggere, quanto più possibile e in modo critico ed esplicativo, direttamente testi di o su la letteratura, come in pratica avviene per le lingue occidentali nel cui insegnamento i docenti italiani non intervengono e si limitano a spiegare criticamente testi letterari.


Simone dalla Chiesa
Università degli Studi di Milano

Ricerche sulla grammatica giapponese e la loro applicazione alla didattica.

In questo intervento intendo presentare la tecnica per spiegare la costruzione delle frasi giapponesi che ho appreso a Tsukuba da studente e che ho sviluppato ed adattato negli anni come docente. Questa tecnica fa uso di uno strumento grafico che chiamo "schema a palloncini": a un ovale che rappresenta il verbo sono uniti uno o più altri ovali che rappresentano i principali sintagmi nominali che ne costituiscono la costruzione. Di questo schema grafico vorrei discutere in specifico le fondamenta teoriche, perché il materiale con cui "riempire" gli ovali varia a seconda di quale di tre possibili approcci teorici si sia deciso di seguire, e dunque l'effetto grafico e le informazioni fornite agli studenti sono molto diverse. Il primo dei tre approcci teorici che discuterò è quello "geometrico", accentrato sulla sintassi e influnzato dal linguista britannico Dixon, che abitua lo studente ad assegnare le tre particelle ga, wo e ni in modo meccanico, senza connotarle semanticamente. Il secondo è l'approccio "costruzionista" centrato sul verbo proprio della grammatica di Teramura, secondo cui le varie particelle sono assegnate dal verbo e ne integrano il significato. Questo approccio abitua lo studente a ricercare i significati nel senso dell'intera costruzione, ma anche, tendenzialmente, ad attribuire a tutte le particelle una qualche carica semantica. Infine, il terzo approccio, che io definisco "ontologico", è centrato sull'evento, e induce a riempire gli ovali con l'indicazione dei ruoli che ciascun partecipante svolge nell'evento descritto dal verbo. Ciò porta gli studenti a considerare le particelle come marche o etichette che identificano la proiezione dei ruoli nella struttura superficiale della frase.


Marco Del Bene
Sapienza Università di Roma

Una didattica della lingua giapponese funzionale all’insegnamento e alla ricerca in campo storico

L'insegnamento della lingua giapponese non è generalmente concepito per essere applicato direttamente allo studio di discipline diverse, anche di carattere umanistico, come la storia. Sicuramente vengono utilizzate metodologie didattiche assai differenziate, ognuna con vantaggi e obiettivi diversi. Tutte sono comunque accomunate da una lunga curva di apprendimento, data dalla necessità di acquisire una grande varietà di strutture grammaticali di base, senza tenere conto di esigenze specifiche.

Partendo dall'esperienza diretta di alcuni corsi avanzati di traduzione di testi storici dalla lingua giapponese, è forse giusto avviare una riflessione sulla opportunità di concepire percorsi differenziati, per dare risposta non a una generica necessità di apprendimento della lingua, ma per fornire strumenti specifici utili in diversi ambiti disciplinari. Una didattica, quindi, pensata mettere in grado lo studente, di storia come di altri indirizzi non linguistici, di acquisire prioritariamente nozioni di più immediata applicazione per le necessità del proprio percorso di studi.


Silvana De Maio
Università degli Studi di Napoli - L’Orientale

Utilizzazione dell’e-learning JPLANG presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Napoli - L’Orientale

Il JPLANG è un programma di e-learning per l’apprendimento a distanza della lingua giapponese elaborato dalla Tōkyō gaikokugo daigaku (Università degli Studi Stranieri di Tokyo). Tale programma si basa sul materiale didattico contenuto in due serie di libri che la scrivente ha usato a lungo durante i suoi anni di insegnamento presso l’IsIAO (Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente) di Roma e presso l’allora Università degli Studi di Lecce: Japanese Language Center for International Students at Tokyo University of Foreign Studies (a cura di), Shokyū Nihongo, Tokyo, Bonjinsha, 1994 e Japanese Language Center for International Students at Tokyo University of Foreign Studies (a cura di), Chūkyū Nihongo, Tokyo, Bonjinsha, 1994.

A partire dal 2007 la scrivente usa il sistema di e-learning JPLANG a supporto dei libri di testo adottati presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Napoli “L’Orientale”. L’intervento verterà sulle modalità d’uso del JPLANG durante le lezioni, sul perché della scelta di tale materiale ad integrazione delle attività che gli studenti sono invitati a svolgere a casa e sull’analisi di problematiche inerenti l’efficacia dell’uso dell’e-learning da parte degli studenti nell’apprendimento della lingua giapponese.


Marcella Mariotti
International Christian University, Tokyo

BunpōHyDict(ハイパー文法辞典)と e-learning 2.0

現在、学習者の多様性に応えるツールとして、日本語文法の習得を目的とするウェブツール「日本語文法のハイパーメディア辞典」 (以降、BunpoHyDict) を開発している。初・中級の学生も、教師も簡単に利用できる文法辞典である。当報告では現在のBunpoHyDictのパイロットプロジェクトに至るまでの過程、 特にその背景にある理論枠組みとまた開発するにあたって直面した具体的な問題(デザイン、内容、著作権など)をいかに解決したのかを紹介したい。

イタリアのベネツィア大学のBalboniは、Titoneが提唱する言語取得のholodynamic motivational modelを発展させ、義務・ニーズ・喜びの三つの動機要素からなるモデルの中で「楽しさ・喜び」がいかに言語習得を促すか論じている (Le sfide di Babele, 2008)。 言語学習の場面においては、将来的な自己実現から来る楽しさの他、a) 言語学習そのもの、b) 情報提供媒体の多様性、c) 新しさと珍しさ、d) 自分の限界に対する挑戦、e) 情報の体系化などから生じる日常的な楽しさ・喜びもあるとSchumanも述べる。短期の言語学習だけではなく、長期の言語習得を目指すThe Venetian School of LTM(ベネツィア大学)では「人間主義の感情的なアプローチ」を強調しているが、これは現在主流である自律学習を根本理念とするe-learning 2.0に相通ずるものがあると言える。

学習者の主体性と「楽しさ・喜び」は言語習得において非常に貴重な要素でありながら、外国語としての日本語教育の文法教材として今まで注目されていない。本発表では上記のアプローチに則って開発されたBunpoHyDictを紹介すると同時に、当プロジェクトが学習者意欲をそそると考えられるのかその要因に ついて述べたい。


Shunko Muroya
Istituto Giapponese di Cultura, Roma

日本語教育とIT

この十年ほどの間のコンピュータとインターネット関係の技術、いわゆるIT(情報技術)の進歩には目覚しいものがあり、しかも、それらの多くはITを専門としない一般の人々でもとても簡単に取り扱えるものとなっている。個人が運営するブログやFacebookなどのソーシャル・ネットワーキング・サービス(SNS)はその好例といえるだろう。

これらのIT技術の中には教育の場にも活用することができるものが少なからずある。言うまでもなく、ITは現場の教師の役割に取って代わるものとはなりえないが、授業や学習をより効果的に進めるための道具として有効であることは言をまたないだろう。しかし、MSワードやパワーポイントのよ うな基本的なアプリケーションは教材作成などのために日常的に使用されてはいるものの、ごく一部の教師をのぞいては最新のITが日本語教育の現場で十分に活用されているようには見受けられないのが現状である。

また、ITの教育への導入は、現実の教室環境や学習者の学習環境の違いによって左右される要素が大きい。イタリアの日本語教育においてIT導入がどの程度まで可能であり、かつ有効であるのかという問題も、教育機関ごとに環境が異なっているため、全体をひとつにまとめて考えることにはいささか無理がある。

ここでは以上のような条件を踏まえ、まず比較的進んでいるであろうと思われる地域・国におけるIT利用の例を簡単に紹介する。さらに、教室内での利用と教室外(宿題、課題、プロジェクトワークなど)での利用というの二つの側面について、実際に導入することがそれほど難しくないであろうと思われる具体 例を挙げながら、イタリアの日本語教育においてどのようなITが導入可能なのか検討を試みたい。


Shunko Muroya
Istituto Giapponese di Cultura, Roma

世界のさまざまな地域における日本語教育

本シンポジウムにご招待いただいた時に、竹下教授から「これまでの経歴を生かし、世界の様々な地域における日本語教育について、細かい問題を取り上げるのではなくマクロの観点から語ってはいかが」というヒントをいただいた。

私は1984年に中国・上海にある大学で初めて日本語を教えて以来、日本、インドネシア、オーストラリア、ハンガリー、米国、カナダ、そしてイタリアという、地理的にも文化的にも異なる国々で日本語教育に携わってきた。また、中国、インドネシア、ハンガリー、米国では高等教育機関である大学で日本語を教え、 オーストラリアとカナダでは初等中等教育レベルの日本語教育に関わり、日本では大学や専門学校進学のための予備教育としての日本語教育を経験し、イタリアでは日本文化会館という若年層から老年層までの広範な学習者層を対象とする教育機関で教えている。

25年間で8カ国、12の機関、そして初等教育から高等教育さらには生涯教育までという、通常の日本語教師とはかなり様相の異なる経験を考えると、竹下教授の示唆に応えて何かを語る資格が全くないというわけではないかもしれない。個人的あるいは恣意的な見解になる恐れなしとはしないが、 そのような経験を踏まえ「マクロの観点」で日本語教育について私の思うところをいくつか述べてみたいと思う。


Giovanni Peternolli
Università di Bologna

La didattica ideale della lingua giapponese per esigenze dell’insegnamento e delle ricerche nel campo artistico.

Per chi studia Storia dell’arte del Giappone, oltre ad un’ indispensabile conoscenza di base della lingua giapponese, necessaria per qualsiasi ambito di competenza, occore familiarizzarsi con il lessico specifico delle varie discipline artistiche.

Nella mia esperienza personale lo studio della lingua giapponese è avvenuto da autodidatta a partire da alcuni testi della serie “Sekai meiga zenshû”, destinata ad un pubblico di non specialisti con un frequente uso di furigana. Mi sono potuto rendere così conto che in molti casi in giapponese la corretta pronuncia di un termine può essere individuata non grazie alla normale lettura dei caratteri ma grazie all’acquisizione di una precedente competenza orale. Da qui l’importanza di familiarizzarsi con una terminologia specifica anche attraverso la lettura di testi scritti in lingue occidentali. L’apprendimento della terminologia riguardante ad esempio le tecniche pittoriche o l’iconografia buddhista renderà molto più agevole in un secondo momento la lettura di un testo specialistico in lingua giapponese.

Lo studio dei fondamenti della lingua e quello della terminologia relativa a uno specifico settore artistico devono andare di pari passo per consentire la consultazione della bibliografia in lingua giapponese, indispensabile per chiunque intenda dedicarsi allo studio dell’arte giapponese.


Paolo Puddinu
Università degli Studi di Sassari

Esperienze di insegnamento della lingua e della storia in una università periferica Sassari

La mia relazione verterà sui cambiamenti avvenuti nei quaranta anni ormai che sono trascorsi fra il periodo di apprendimento da parte mia della lingua giappponese e quellli da me dedicati all'insegnamento della stessa. Traccerò il quadro delle difficiltà (moltissime) che ho incontrato in tutti questi anni sia nei rapporti con le istituzioni accademiche e con i colleghi della facoltà anche in rapporto alla divisione, per esempio, perfino delle ore di insegnamnto e il quadro, molto più interessante, della risposta dei giovani all'insegnamnto. Inizialmente, dopo anni di insegnamnto all'Istituto Orientale di Napoli, sono stato per alcuni anni l'unico docente in Italia ad impartire l'insegnamento della lingua giapponese in una facoltà di giurisprudenza: Questo mi ha costretto ad adattare l'insegnamento della lingua e della cultura giapponese alle esigenze e alle tematiche di studio degli studenti. Ho dovuto in più occasioni ricercare testi più adatti . La stessa cosa è accaduta col passaggio alla facoltà di Scienze Politiche, dove insegno attualmente.

In tutti questi anni mi sono convinto che l'insegnamento della lingua giappponese non può essere scisso dall'insegnamento della cultura. Questo signifiica il necessario potenziamento in tutte le facoltà del numero dell unità che imparticono i corsi, senza l'attuale divisione, anche economica, fra professori italiani i e professori di madre lingua o lettori. Non si può insegnare se si è da soli. O per lo meno lo si può fare,e seppure con grande dedizione e fatica, ci si renderà conto che lo si fa in modo incompleto. E questo è quanto è successo a me. L'ideale sarebbe pertanto creare in ogni sede universitaria una istituzione in cui la sinergia e la collaborazione fra i docenti siano la regola. Sarebbe bellissimo poter creare un sodalizio fra insegnanti di culture e lingue affini: l'insegnamento delle lingue, sopratutto orientali, non potrebbe che trarne grande giovamento e con esso l'appredimento dei giovani, la cui preparazione di base diventa, purtroppo, anno per anno- e mi dispiace scriverlo- sempre più bassa..


Giulio Soravia
Università di Bologna

Dalla parte del discente: le lingue "lontane"

Con lingue “lontane” si intende sottolineare una lontananza non necessariamente geografica, quanto ideale e psicologica, rifacendosi alla considerazione che le lingue riflettono – se non addirittura modellano – la visione del mondo dei parlanti.

Se culture diverse si esprimono attraverso modi di vita, sistemi di pensiero, abitudini e tradizioni, strumenti materiali, gusti estetici ecc. diversi, tutto, già nella ipotesi Sapir-Whorf ispirata da una tradizione che risale almeno a Wilhelm von Humboldt, si sedimenta nella lingua che diviene così lo specchio della cultura.

La difficoltà di apprendimento di una lingua passa attraverso vari varchi nel sentiero dell’apprendimento: occorre imparare un lessico, una grammatica, una visione del mondo diversa da quelli della lingua madre.

Una lingua “lontana” non è quindi tale perché la sua grammatica sia più o meno complessa, il suo lessico più o meno connesso con quelle delle grandi lingue di cultura che hanno condizionato lo sviluppo di gran parte delle lingue del mondo (il latino, il greco, l’arabo, il sanscrito, il cinese), per lo meno non è solo per questo. La lontananza è nel modo di raffigurarsi il mondo, di presentare una visione e immagini dei significati che mostrano evidenti differenze rispetto al nostro punto di partenza.

Alessandro Bausani diceva, enumerando le lingue da lui conosciute, che quelle europee non contavano “perché sono tutte uguali”. Sapir del resto parlava, quanto a strutture tipologiche, di uno Standard Average European.

Il giapponese ad esempio fonda la sua lontananza dall’italiano su una serie di elementi:

  1. la struttura del lessico;
  2. la tipologia grammaticale (SOV);
  3. una diversa Gestalt semantico- grammaticale che riflette il modo in cui ci si raffigura quanto si vuole comunicare.

Il primo punto è un ostacolo arduo, ma essenzialmente “tecnico”. Anche se il giapponese contemporaneo “pesca” volentieri nell’inglese per i suoi neologismi, il suo lessico di base non è connesso comparatisticamente con quello di altre lingue e semmai la lingua classica di riferimento è la cinese.

Il secondo punto rispecchia di nuovo un aspetto tecnico ( ordine delle parole, sintagmi diversamente costruiti, classi di parole, categorie grammaticali ecc.) superabile attraverso appositi esercizi che sviluppino degli automatismi.

Ma già questi due elementi conducono al fatto che la scelta del parlante non gode di piena libertà e deve rifarsi a modelli diversi dai propri. Di più l’applicazione dei riferimenti culturali “dietro” la lingua, qualora non conforme al modello proprio di quella lingua rischia di far costruire enunciati corretti grammaticalmente ma non adeguati a una comunicazione naturale, perché non riconosciuti se non come elementi marcati con marcature diverse da quelle che userebbe il parlante nativo.

Di qui la necessità di collocare nel corretto contesto culturale ogni modello didattico per evitare che il discente si ritrovi a usare una lingua formalmente adeguata, ma riconoscibile per la sua estraneità rispetto alla visione del mondo dei suoi parlanti.

Esposizione dei vari assunti puntualmente attraverso esempi tratti da lingue “lontane” dall’italiano, quali il giapponese, il somalo, l’indonesiano, l’arabo, il tagalog, l’urdu e il cinese.

Esempi

  Giapponese Urdu Somalo Russo Tedesco
termometro kandankei thermamitr kulbeege graduznik Thermometer
fotografia shashin tasvir sawir fotografija Fotografie
automobile jidoosha kaar babuur avtomobil’ Auto
matematica suugaku riyaaziyaat xisaab matematika Mathematik
università daigaku jaamiya jaamacad universitet Universität
fisica shizenkagaku fizik fiisikis fizika Physik
letteratura bungaku adab suugaan literatura Literatur
microfono maikurohon maikrofon maggarafoon mikrofon Mikrophon
politica seiji siyaasat siyaasad politika Politik

Preposizioni + /posposizioni –

  1. Aggettivo prima 1 /dopo 2
  2. giapponese SOV - 1
  3. urdu SOV - 1
  4. somalo SOV 0 2
  5. indonesiano SVO + 2
  6. cinese SVO + 1
  7. arabo VSO + 2
  8. tagalog VSO + 2
  9. SAE SVO + 0

Lingue di cultura classica cui si riferiscono:

Bibliografia (sommaria e provvisoria)


Daniela Stabile
CILTA, Università di Bologna

L'Apprendimento della lingua giapponese on line

L’utilizzo di registratori, video, e tutti quegli strumenti che, a seconda delle epoche, sono stati visti come tecnologie all’avanguardia, sono stati sempre percepiti come utili nella

didattica delle lingue straniere (L2). Questo perché i supporti di telecomunicazione multimediale offrono la possibilità di applicazione immediata e diretta di fronte a un gruppo di discenti in aula. Di recente, la macchina di maggiore utilizzo in questo settore è il computer, poiché non solo ha il vantaggio di riunire in un unico strumento tutti gli altri mezzi multimediali, come video, audio, lavagna luminosa ecc., ma consente anche di navigare on line.

Questa tendenza d`uso ha portato allo sviluppo dei cosiddetti CAI (Computer Aid Instructor) e dell`E-learning. L`utilizzo di tali modelli di didattica ha permesso un miglioramento dell`insegnamento formendo agli studenti l`opportunità di studiare in modo interattivo (anytimes/everywhere) e di facilitare il rapporto studente-docente garantendo un alto grado di indipendenza del percorso didattico da veicoli di presenza fisica o di orario specifico. Quest`ultimo è un importante fattore da tenere in notevole considerazione data l`attuale diminuzione degli orari di lezione frontale di lingua giapponese dovuti alla riforma universitaria del 1999 e alle modifiche successive.

Il mio intervento si propone di descrivere l`esperienza e il percorso svolto al Cilta (Centro Interfacoltà di Linguistica Teorica e Applicata "Luigi Heilmann") dell`Università di Bologna. Prendendo come punto di partenza il lavoro svolto da Jim Breen, famoso ricercatore ed ex-docente di telecomunicazioni alla Monash University in Australia, è stato proposto il progetto di un percorso di autoapprendimento della lingua giapponese on line.

In particolar modo si desidera mettere in luce, innanzitutto, i fattori positivi, la dinamicità dell`uso e il carattere costruttivo di internet e dei siti che sono stati messi a disposizione degli studenti. Saranno inoltre analizzate le difficoltà che sono scaturite durante l`uso dei suddetti strumenti e i potenziali tentativi di soluzione sperimentati per ovviare alle problematiche sorte.


Masako Suzuki
Università Ca’ Foscari Venezia

待遇表現習得に求められる日本語教育

日本語能力上級者に更なる向上を目指し指導する上で、中心となるものの一つに待遇表現がある。ここでの待遇表現とは敬意表現の尊敬、謙譲語だけでなく人間関係や場面、話題となる人物、事柄などへの配慮を反映した言語的表現全般のことを指す。初級において敬語表現を文型、語彙レベルで学習するが、それを運用することは上級者に至っても難しい。そのため学習者は敬語を嫌忌することもあるが、しかしその必要性は上級者にとっては避けて通る事ができないものである。どのような場面でどの敬語を用いるということだけでなく、場面に応じどのレベルの表現を使うのかということが学習者の課題となっている。

学習者は日本語能力の向上にともない日本人との接触場面も増え、待遇表現習得の必要さを訴えるようになる。既に文法項目、語彙としては学習済である表現を知識のみでなく誤用せず実際に活用するにはどうしたらよいかを中心に勘考する。また上級学習者は敬語の誤用に対する恐れから敬語を回避する行動にでるケースが多分にあるが、学習者自らは日本人との接触場面において、敬語使用の重要性も指摘している。「いかなる時にどの言葉レベルで日本人と意思疎通を図るか」という上級者が抱える敬語表現を中心とした問題解決について実際に試みた教室活動を中心に上級学習者の待遇表現習得の過程と、その解決方法を検討した授業の実践内容と結果を報告し、考察と今後の研究課題を述べる。


Toshiaki Takeshita
Università di Bologna

イタリアにおける日本語教育25年 の決算と今後に期待される発展

本発表は,イタリアの日本語教育に関し,過去四半世紀にわたり見られた動きに鑑み,今後の発展に資することを目的とする。

先ず,1985年当時の当国日本語教育事情とそれ以後2010までの四半世紀の間に筆者の眼に映った変化を概括する。

次いで,上記25年の歩みと決算に照らし,また広く日本語教育界の潮流を踏まえつつ,中等教育,高等教育の別なくイタリアの日本語教育の今後に期待される諸事項を列挙する。具体的には,日伊対照分析の拡大と深化,(対照分析結果を採り入れた)イタリア語話者用辞書の編纂,can-do statementsの観点に立ち, 日伊対照分析の成果を盛り込んだイタリア語話者向け各種マルチメ ディア教材制作,第二言語習得論やACTFL/OPIないしOJAEへの新規参入などが挙げられる。

但し,大学における日本語教育については上に列挙したような事項のみでは不十分というべきであろう。殆どの場合,日本学を支える道具としての観点が必要だからである。コミュニケーションのための日本語とアカデミックな目的のための日本語,この両者をどのように調和していくかが21世紀の大学に おける日本語教育に課せられた最大の課題だと考える。而して,それが解決のために試してみるに値する方法論は既に存在すると思う。European Commission推奨のタスク解決型アプローチで,好結果をもたらすとされるCLILと呼ばれるのがそれである。

筆者はCLILを行っており,学生による授業評価のデータが既に10年間にわたり蓄積されている。このデータは,間接的ではあるがCLILの有効度を判断する尺度の一つになり得ると考える。また,北海道大学からは実質CLILと等価の授業についてのアンケート結果が公表されている。 両者を合わせ考察したところからもこのアプローチはやはり優れた方法論であることがコンファームされると考えられることを指摘し,実施を推奨する。

最後に,日本語教育振興とその質的向上のためには環境の整備も最重要事項の一つであるが,これについて米国政府機関による統計資料を基に一試案を提出する


Kuniko Tanaka
Università degli Studi di Bergamo

CEFRの基準に沿ったカリキュラム作成 ─ ベルガモのファルコーネ言語系高校の場合

2007年、ベルガモ市内ファルコーネ言語系高校と国立ベルガモ大学外国語・外国文学科およびベルガモ県学校局の三者による、高校・大学一環式の東洋語教育を目指したPROGETTO ORIENTALEが発足した。ファルコーネを卒業する学生の殆どが大学へ進学することを踏まえ、高校3年次、4年次、 5年次の3年間の東洋語学習をそのまま大学の学部3年間へ続けようという全く新しい試みである。

2008-9年度より高校入学時に学生は第1外国語の英語を除き、第2、第3外国語を選択しなければならない。第2外国語はヨーロッパ言語(ドイツ語、フランス語、スペイン語)、第3外国語は東洋言語(アラビア語、中国語、日本語)である。高校での3年間で学生は年間150時間弱、 3年で450時間弱かけて日本語を学ぶ。週単位では週5時間、うち4時間がイタリア人教師、1時間が母国語教師による会話という振り分けになる。

この3年間のカリキュラムは、高校側に専門の教員がいないため、大学側の教員が提示、高校側の担当教員と共に他の外国語のカリキュラムとの突合せを行いながら作成されている。東洋三言語の場合、ヨーロッパ言語の基準となるCEFRにぴったり沿わせることは不可能なため、枠組みはそれを使い、 各言語でそれぞれの特徴を残しながらのカリキュラム作成となった。日本語の場合は3年終了時でミニマム旧能力試験3級合格、基礎文法を網羅し、漢字約500字(現時点では熟語数は不明)習得という目標を掲げる。ただし、年間を通じて、他の言語、科目とのバランス上、高校生がどの程度まで時間を日本語に割けるのかがはっきり見えて いないため、到達目標をやや低めに設定してある。暫定的に初めの3年を一区切りとし、その後カリキュラムの訂正、変更の可能性を残した。


Maria Elena Tisi
Università di Bologna

Il giapponese nelle Università italiane – esperienze di insegnamento

La lingua per trasmettere la cultura e la cultura per insegnare la lingua.

Gli scritti per l’infanzia possono diventare materiale didattico per l’apprendimento di una lingua straniera, in particolare del giapponese? Alcune considerazioni relative all’insegnamento nelle Università italiane.

Il giapponese in Italia e l’italiano in Giappone: si può parlare di affinità tra i discenti italiani e quelli giapponesi? Esperienze diverse che possono rivelare alcuni punti di contatto.


Aldo Tollini
Università Ca’ Foscari Venezia

Considerazioni sulla didattica della lingua giapponese classica e del kanbun

L’intervento tratterà dell’insegnamento della lingua classica giapponese ancora scarsamente oggetto di trattazione glottodidattica. Essa, tuttavia, merita una sua specifica posizione all’interno della glottodidattica della lingua giapponese poiché in anni recenti la richiesta e la necessità di questo insegnamento si è sono fatti più forti e oggi viene insegnata in più di una sede universitaria italiana.

La prima importante constatazione è che mentre per la lingua giapponese moderna esistono teorie glottididattiche e un costante interesse accompagnato da ricerche e sperimentazioni, altrettanto non si può dire per quello che riguarda la lingua classica giapponese che essendo una disciplina di recente acquisizione nel panorama nipponistico italiano (e direi internazionale), non gode ancora di un sostegno teorico di riferimento. Tanto più necessaria si rende quindi la riflessione sulle questioni didattiche attinenti a questo settore che come pare di comprendere è destinato, non a una rapida e prorompente diffusione, ma più modestamente a una lenta ma costante crescita e sicuramente a un stabile radicamento nella lista delle discipline nipponistiche.

In questa sede intendo offrire un panorama delle problematiche fondamentali per l’insegnamento della lingua classica giapponese basate sull’esperienza pluriennale maturata all’Università di Venezia.


Motoko Ueyama
Università di Bologna

イタリア語話者と日本語の音声

イタリア語話者と日本語の音声音声は、第2言語習得において母語の影響が最も強く現れる分野であると言われている。事実、母語の音韻・音声体系の影響は、第2言語学習者の発音によく見られる特徴の主なる要因となっている。しかし、その影響の現れ方は決して単純ではなく、第2言語の発音にプラスに現れたり、マイナスに現れたりする。また、学習レベルが向上するにつれて、現れ方は流動的に変化していく。母語の影響を考慮に入れた上で第2言語の音声を体系的に分析・記述する基礎研究は、その知見が効果的および効率的な発音指導を考える上での助けになる場合が多いこともあり、日本語教育の普及に伴い、さまざまな母語を持つ日本語学習者の発音が検証されるようになってきた。しかし、イタリア語話者の日本語の音声を対象にした先行研究は非常に少ない。本発表では、イタリア語と日本語の音韻・音声体系を主なる側面において対照し、イタリア語話者の日本語の発音の主なる特色や問題点などの俯瞰を試みる。


Francesco Vitucci
Associazione Culturale Takamori, S. Lazzaro di Savena BO

La didattica del giapponese attraverso l'utilizzo di software per la sottotitolatura

Grazie ad una prima sperimentazione semestrale partita nel Gennaio 2010 in collaborazione con l’Ufficio Cultura – Area Progetti della Mediateca del Comune di San Lazzaro di Savena e l’Associazione Culturale Takamori si presenteranno i frutti dell’interazione tra la didattica di classe del giapponese e le nuove tecnologie multimediali inserite in un contesto di utenza di livello intermedio. Attraverso l’utilizzo di Internet, software di montaggio video, software di trasformazione file, video player e software per la sottotitolatura si illustreranno gli sbocchi possibili della didattica del giapponese di gruppo con particolare attenzione all’interazione con testi audio-video estratti direttamente dalla rete e/o dalla televisione giapponese ai fini di un approfondimento culturale e linguistico contestualizzato. In correlazione ai software utilizzati in classe e ai fini dell’acquisizione di un know-how tecnico oltre che linguistico, verranno altresì approfonditi i concetti di “traduzione culturale” e di “team work” nel contesto della didattica multimediale di gruppo. Attraverso l’analisi delle strategie didattiche adottate, l’intervento prenderà in esame i seguenti punti della sperimentazione:

  1. Organizzazione tecnica di uno spazio didattico multimediale;
  2. Utilizzo della rete come fonte di testi audio/video in lingua originale e conseguente selezione del materiale didattico online;
  3. Adattamenti tecnici dei materiali online attraverso l’utilizzo di software per l’adattamento/trasformazione file e di montaggio file video;
  4. Produzione di materiale didattico ad hoc per il livello di utenza;
  5. Selezione ed utilizzo di free software per la riproduzione video (video player) e per la sottotitolatura;
  6. Suddivisione dei discenti in “gruppi di lavoro” ed analisi del conseguente riposizionamento della figura del docente;
  7. Produzione in autonomia di materiali video originali da parte dei discenti.