Gli abstrtact sono in ordine alfabetico per cognome degli autori.
インターネット時代の現在、Eラーニングは、単方向的なコンテンツ(Web1.0的)から始まり、双方向的、参加的な形(Web2.0的)に進化している。
筆者も、数年前に、Eラーニングサイトを立ち上げて以来、この流れの中でサイトの更新を重ねてきた。
元々、サイトは学生の予習、復習、欠席時の「フォロー」として作成され、あくまでも、教材のダウンロード、閲覧が第一の目的であり、授業の補助でしかなかった。しかし、語彙、スライド、長文、練習問題など、「みんなの日本語」(許諾ずみ)を参考にした積み上げ式の学習内容のコンテンツの充実と同時に、豊富なリソースを元にした、辞書、ふりがな自動添付などのツールが新たに追加され、サイトは、学生の自習教材、もしくは、教員のリソースとして幅広く使われうるようになった。そして、現在、そういったリソース・ツールとしてのサイトから更に発展し、学習者、教員のコミュニケーションを中心とした、学習の環境を作ることに取り組んでいる。
発表では、自習教材・リソースとしてのサイト、ツールとしてのサイト、そして、コミュニケーションの場としてのサイト、という三つの面を取り上げ、実践を紹介したい。
La lingua letteraria rappresenta la cristallizzazione di una forma di comunicazione che si propone di convogliare, accanto al significato primario, tutta una serie di riferimenti alla tradizione precedente in una forma stilisticamente sofisticata. Essa quindi si differenzia profondamente dalla lingua dell’uso quotidiano - dove peraltro in Giappone i parlanti usano registri fortemente diversi a seconda della posizione nella struttura sociale - il cui primo intento è quello della comunicazione, per la quale è tanto meglio quanto più sinteticamente si raggiunge lo scopo. Le due mète, padronanza della lingua parlata e fruizione del testo letterario, sembrano quindi non facilmente conciliabili.
Il mio apprendimento della lingua giapponese, presso l’IsMEO (Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente, allora, oggi ISIAO, Istituto per l’Africa e l’Oriente), è avvenuto attraverso la lettura di brevi racconti, nei quali veniva esemplificata tutta una serie di aspetti grammaticali e sintattici. Quel metodo di studio metteva l’enfasi piuttosto che sulla conversazione sulla lettura, ma i testi non erano letterari salvo alla fine dei corsi una breve novella, semplificata per i giovani. Al secondo anno di università, nel primo non ho frequentato avendo già conseguito il diploma triennale all’IsMEO, il corso è consistito nella lettura dello H`oj`oki: niente quindi di più letterario! Tuttavia, la scarsa confidenza con la lingua letteraria ha fatto sì che di quella lettura sia rimasto molto poco, anche perché non veniva contemporaneamente spiegata la grammatica classica e dunque non ci si appropriava dello strumento da utilizzare in futuro.
La didattica ideale della lingua dovrebbe quindi, stando alla mia esperienza, avvenire su livelli distinti: prima apprendimento dei fondamenti della comunicazione, cui vada ad aggiungersi - conseguita una capacità di lettura del testo - l’approfondimento dello stile e del sostrato culturale, così come avviene per la madre-lingua, attraverso la lettura di testi letterari. Per ottenere tale risultato il metodo migliore è, a mio modo di vedere, l’istituzione di un centro linguistico interfacolta’ dove gli studenti apprendano la lingua e quindi i docenti di letteratura dovrebbero soltanto leggere, quanto più possibile e in modo critico ed esplicativo, direttamente testi di o su la letteratura, come in pratica avviene per le lingue occidentali nel cui insegnamento i docenti italiani non intervengono e si limitano a spiegare criticamente testi letterari.
In questo intervento intendo presentare la tecnica per spiegare la costruzione delle frasi giapponesi che ho appreso a Tsukuba da studente e che ho sviluppato ed adattato negli anni come docente. Questa tecnica fa uso di uno strumento grafico che chiamo "schema a palloncini": a un ovale che rappresenta il verbo sono uniti uno o più altri ovali che rappresentano i principali sintagmi nominali che ne costituiscono la costruzione. Di questo schema grafico vorrei discutere in specifico le fondamenta teoriche, perché il materiale con cui "riempire" gli ovali varia a seconda di quale di tre possibili approcci teorici si sia deciso di seguire, e dunque l'effetto grafico e le informazioni fornite agli studenti sono molto diverse. Il primo dei tre approcci teorici che discuterò è quello "geometrico", accentrato sulla sintassi e influnzato dal linguista britannico Dixon, che abitua lo studente ad assegnare le tre particelle ga, wo e ni in modo meccanico, senza connotarle semanticamente. Il secondo è l'approccio "costruzionista" centrato sul verbo proprio della grammatica di Teramura, secondo cui le varie particelle sono assegnate dal verbo e ne integrano il significato. Questo approccio abitua lo studente a ricercare i significati nel senso dell'intera costruzione, ma anche, tendenzialmente, ad attribuire a tutte le particelle una qualche carica semantica. Infine, il terzo approccio, che io definisco "ontologico", è centrato sull'evento, e induce a riempire gli ovali con l'indicazione dei ruoli che ciascun partecipante svolge nell'evento descritto dal verbo. Ciò porta gli studenti a considerare le particelle come marche o etichette che identificano la proiezione dei ruoli nella struttura superficiale della frase.
L'insegnamento della lingua giapponese non è generalmente concepito per essere applicato direttamente allo studio di discipline diverse, anche di carattere umanistico, come la storia. Sicuramente vengono utilizzate metodologie didattiche assai differenziate, ognuna con vantaggi e obiettivi diversi. Tutte sono comunque accomunate da una lunga curva di apprendimento, data dalla necessità di acquisire una grande varietà di strutture grammaticali di base, senza tenere conto di esigenze specifiche.
Partendo dall'esperienza diretta di alcuni corsi avanzati di traduzione di testi storici dalla lingua giapponese, è forse giusto avviare una riflessione sulla opportunità di concepire percorsi differenziati, per dare risposta non a una generica necessità di apprendimento della lingua, ma per fornire strumenti specifici utili in diversi ambiti disciplinari. Una didattica, quindi, pensata mettere in grado lo studente, di storia come di altri indirizzi non linguistici, di acquisire prioritariamente nozioni di più immediata applicazione per le necessità del proprio percorso di studi.
Il JPLANG è un programma di e-learning per l’apprendimento a distanza della lingua giapponese elaborato dalla Tōkyō gaikokugo daigaku (Università degli Studi Stranieri di Tokyo). Tale programma si basa sul materiale didattico contenuto in due serie di libri che la scrivente ha usato a lungo durante i suoi anni di insegnamento presso l’IsIAO (Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente) di Roma e presso l’allora Università degli Studi di Lecce: Japanese Language Center for International Students at Tokyo University of Foreign Studies (a cura di), Shokyū Nihongo, Tokyo, Bonjinsha, 1994 e Japanese Language Center for International Students at Tokyo University of Foreign Studies (a cura di), Chūkyū Nihongo, Tokyo, Bonjinsha, 1994.
A partire dal 2007 la scrivente usa il sistema di e-learning JPLANG a supporto dei libri di testo adottati presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Napoli “L’Orientale”. L’intervento verterà sulle modalità d’uso del JPLANG durante le lezioni, sul perché della scelta di tale materiale ad integrazione delle attività che gli studenti sono invitati a svolgere a casa e sull’analisi di problematiche inerenti l’efficacia dell’uso dell’e-learning da parte degli studenti nell’apprendimento della lingua giapponese.
現在、学習者の多様性に応えるツールとして、
イタリアのベネツィア大学のBalboniは、Titoneが提
学習者の主体性と「楽しさ・喜び」
この十年ほどの間のコンピュータとインターネット関係の技術、
これらのIT技術の中には教育の場にも活用することができるもの
また、ITの教育への導入は、
ここでは以上のような条件を踏まえ、
本シンポジウムにご招待いただいた時に、竹下教授から「
私は1984年に中国・
25年間で8カ国、12の機関、
Per chi studia Storia dell’arte del Giappone, oltre ad un’ indispensabile conoscenza di base della lingua giapponese, necessaria per qualsiasi ambito di competenza, occore familiarizzarsi con il lessico specifico delle varie discipline artistiche.
Nella mia esperienza personale lo studio della lingua giapponese è avvenuto da autodidatta a partire da alcuni testi della serie “Sekai meiga zenshû”, destinata ad un pubblico di non specialisti con un frequente uso di furigana. Mi sono potuto rendere così conto che in molti casi in giapponese la corretta pronuncia di un termine può essere individuata non grazie alla normale lettura dei caratteri ma grazie all’acquisizione di una precedente competenza orale. Da qui l’importanza di familiarizzarsi con una terminologia specifica anche attraverso la lettura di testi scritti in lingue occidentali. L’apprendimento della terminologia riguardante ad esempio le tecniche pittoriche o l’iconografia buddhista renderà molto più agevole in un secondo momento la lettura di un testo specialistico in lingua giapponese.
Lo studio dei fondamenti della lingua e quello della terminologia relativa a uno specifico settore artistico devono andare di pari passo per consentire la consultazione della bibliografia in lingua giapponese, indispensabile per chiunque intenda dedicarsi allo studio dell’arte giapponese.
La mia relazione verterà sui cambiamenti avvenuti nei quaranta anni ormai che sono trascorsi fra il periodo di apprendimento da parte mia della lingua giappponese e quellli da me dedicati all'insegnamento della stessa. Traccerò il quadro delle difficiltà (moltissime) che ho incontrato in tutti questi anni sia nei rapporti con le istituzioni accademiche e con i colleghi della facoltà anche in rapporto alla divisione, per esempio, perfino delle ore di insegnamnto e il quadro, molto più interessante, della risposta dei giovani all'insegnamnto. Inizialmente, dopo anni di insegnamnto all'Istituto Orientale di Napoli, sono stato per alcuni anni l'unico docente in Italia ad impartire l'insegnamento della lingua giapponese in una facoltà di giurisprudenza: Questo mi ha costretto ad adattare l'insegnamento della lingua e della cultura giapponese alle esigenze e alle tematiche di studio degli studenti. Ho dovuto in più occasioni ricercare testi più adatti . La stessa cosa è accaduta col passaggio alla facoltà di Scienze Politiche, dove insegno attualmente.
In tutti questi anni mi sono convinto che l'insegnamento della lingua giappponese non può essere scisso dall'insegnamento della cultura. Questo signifiica il necessario potenziamento in tutte le facoltà del numero dell unità che imparticono i corsi, senza l'attuale divisione, anche economica, fra professori italiani i e professori di madre lingua o lettori. Non si può insegnare se si è da soli. O per lo meno lo si può fare,e seppure con grande dedizione e fatica, ci si renderà conto che lo si fa in modo incompleto. E questo è quanto è successo a me. L'ideale sarebbe pertanto creare in ogni sede universitaria una istituzione in cui la sinergia e la collaborazione fra i docenti siano la regola. Sarebbe bellissimo poter creare un sodalizio fra insegnanti di culture e lingue affini: l'insegnamento delle lingue, sopratutto orientali, non potrebbe che trarne grande giovamento e con esso l'appredimento dei giovani, la cui preparazione di base diventa, purtroppo, anno per anno- e mi dispiace scriverlo- sempre più bassa..
Con lingue “lontane” si intende sottolineare una lontananza non necessariamente geografica, quanto ideale e psicologica, rifacendosi alla considerazione che le lingue riflettono – se non addirittura modellano – la visione del mondo dei parlanti.
Se culture diverse si esprimono attraverso modi di vita, sistemi di pensiero, abitudini e tradizioni, strumenti materiali, gusti estetici ecc. diversi, tutto, già nella ipotesi Sapir-Whorf ispirata da una tradizione che risale almeno a Wilhelm von Humboldt, si sedimenta nella lingua che diviene così lo specchio della cultura.
La difficoltà di apprendimento di una lingua passa attraverso vari varchi nel sentiero dell’apprendimento: occorre imparare un lessico, una grammatica, una visione del mondo diversa da quelli della lingua madre.
Una lingua “lontana” non è quindi tale perché la sua grammatica sia più o meno complessa, il suo lessico più o meno connesso con quelle delle grandi lingue di cultura che hanno condizionato lo sviluppo di gran parte delle lingue del mondo (il latino, il greco, l’arabo, il sanscrito, il cinese), per lo meno non è solo per questo. La lontananza è nel modo di raffigurarsi il mondo, di presentare una visione e immagini dei significati che mostrano evidenti differenze rispetto al nostro punto di partenza.
Alessandro Bausani diceva, enumerando le lingue da lui conosciute, che quelle europee non contavano “perché sono tutte uguali”. Sapir del resto parlava, quanto a strutture tipologiche, di uno Standard Average European.
Il giapponese ad esempio fonda la sua lontananza dall’italiano su una serie di elementi:
Il primo punto è un ostacolo arduo, ma essenzialmente “tecnico”. Anche se il giapponese contemporaneo “pesca” volentieri nell’inglese per i suoi neologismi, il suo lessico di base non è connesso comparatisticamente con quello di altre lingue e semmai la lingua classica di riferimento è la cinese.
Il secondo punto rispecchia di nuovo un aspetto tecnico ( ordine delle parole, sintagmi diversamente costruiti, classi di parole, categorie grammaticali ecc.) superabile attraverso appositi esercizi che sviluppino degli automatismi.
Ma già questi due elementi conducono al fatto che la scelta del parlante non gode di piena libertà e deve rifarsi a modelli diversi dai propri. Di più l’applicazione dei riferimenti culturali “dietro” la lingua, qualora non conforme al modello proprio di quella lingua rischia di far costruire enunciati corretti grammaticalmente ma non adeguati a una comunicazione naturale, perché non riconosciuti se non come elementi marcati con marcature diverse da quelle che userebbe il parlante nativo.
Di qui la necessità di collocare nel corretto contesto culturale ogni modello didattico per evitare che il discente si ritrovi a usare una lingua formalmente adeguata, ma riconoscibile per la sua estraneità rispetto alla visione del mondo dei suoi parlanti.
Esposizione dei vari assunti puntualmente attraverso esempi tratti da lingue “lontane” dall’italiano, quali il giapponese, il somalo, l’indonesiano, l’arabo, il tagalog, l’urdu e il cinese.
| Giapponese | Urdu | Somalo | Russo | Tedesco | |
| termometro | kandankei | thermamitr | kulbeege | graduznik | Thermometer |
| fotografia | shashin | tasvir | sawir | fotografija | Fotografie |
| automobile | jidoosha | kaar | babuur | avtomobil’ | Auto |
| matematica | suugaku | riyaaziyaat | xisaab | matematika | Mathematik |
| università | daigaku | jaamiya | jaamacad | universitet | Universität |
| fisica | shizenkagaku | fizik | fiisikis | fizika | Physik |
| letteratura | bungaku | adab | suugaan | literatura | Literatur |
| microfono | maikurohon | maikrofon | maggarafoon | mikrofon | Mikrophon |
| politica | seiji | siyaasat | siyaasad | politika | Politik |
L’utilizzo di registratori, video, e tutti quegli strumenti che, a seconda delle epoche, sono stati visti come tecnologie all’avanguardia, sono stati sempre percepiti come utili nella
didattica delle lingue straniere (L2). Questo perché i supporti di telecomunicazione multimediale offrono la possibilità di applicazione immediata e diretta di fronte a un gruppo di discenti in aula. Di recente, la macchina di maggiore utilizzo in questo settore è il computer, poiché non solo ha il vantaggio di riunire in un unico strumento tutti gli altri mezzi multimediali, come video, audio, lavagna luminosa ecc., ma consente anche di navigare on line.
Questa tendenza d`uso ha portato allo sviluppo dei cosiddetti CAI (Computer Aid Instructor) e dell`E-learning. L`utilizzo di tali modelli di didattica ha permesso un miglioramento dell`insegnamento formendo agli studenti l`opportunità di studiare in modo interattivo (anytimes/everywhere) e di facilitare il rapporto studente-docente garantendo un alto grado di indipendenza del percorso didattico da veicoli di presenza fisica o di orario specifico. Quest`ultimo è un importante fattore da tenere in notevole considerazione data l`attuale diminuzione degli orari di lezione frontale di lingua giapponese dovuti alla riforma universitaria del 1999 e alle modifiche successive.
Il mio intervento si propone di descrivere l`esperienza e il percorso svolto al Cilta (Centro Interfacoltà di Linguistica Teorica e Applicata "Luigi Heilmann") dell`Università di Bologna. Prendendo come punto di partenza il lavoro svolto da Jim Breen, famoso ricercatore ed ex-docente di telecomunicazioni alla Monash University in Australia, è stato proposto il progetto di un percorso di autoapprendimento della lingua giapponese on line.
In particolar modo si desidera mettere in luce, innanzitutto, i fattori positivi, la dinamicità dell`uso e il carattere costruttivo di internet e dei siti che sono stati messi a disposizione degli studenti. Saranno inoltre analizzate le difficoltà che sono scaturite durante l`uso dei suddetti strumenti e i potenziali tentativi di soluzione sperimentati per ovviare alle problematiche sorte.
日本語能力上級者に更なる向上を目指し指導する上で、中心となるものの一つに待遇表現がある。ここでの待遇表現とは敬意表現の尊敬、謙譲語だけでなく人間関係や場面、話題となる人物、事柄などへの配慮を反映した言語的表現全般のことを指す。初級において敬語表現を文型、語彙レベルで学習するが、それを運用することは上級者に至っても難しい。そのため学習者は敬語を嫌忌することもあるが、しかしその必要性は上級者にとっては避けて通る事ができないものである。どのような場面でどの敬語を用いるということだけでなく、場面に応じどのレベルの表現を使うのかということが学習者の課題となっている。
学習者は日本語能力の向上にともない日本人との接触場面も増え、待遇表現習得の必要さを訴えるようになる。既に文法項目、語彙としては学習済である表現を知識のみでなく誤用せず実際に活用するにはどうしたらよいかを中心に勘考する。また上級学習者は敬語の誤用に対する恐れから敬語を回避する行動にでるケースが多分にあるが、学習者自らは日本人との接触場面において、敬語使用の重要性も指摘している。「いかなる時にどの言葉レベルで日本人と意思疎通を図るか」という上級者が抱える敬語表現を中心とした問題解決について実際に試みた教室活動を中心に上級学習者の待遇表現習得の過程と、その解決方法を検討した授業の実践内容と結果を報告し、考察と今後の研究課題を述べる。
本発表は,イタリアの日本語教育に関し,
先ず,1985年当時の当国日本語教育事情とそれ以後201
次いで,上記25年の歩みと決算に照らし,
但し,
筆者はCLILを行っており,
最後に,
2007年、
2008-
この3年間のカリキュラムは、高校側に専門の教員がいないため、
La lingua per trasmettere la cultura e la cultura per insegnare la lingua.
Gli scritti per l’infanzia possono diventare materiale didattico per l’apprendimento di una lingua straniera, in particolare del giapponese? Alcune considerazioni relative all’insegnamento nelle Università italiane.
Il giapponese in Italia e l’italiano in Giappone: si può parlare di affinità tra i discenti italiani e quelli giapponesi? Esperienze diverse che possono rivelare alcuni punti di contatto.
L’intervento tratterà dell’insegnamento della lingua classica giapponese ancora scarsamente oggetto di trattazione glottodidattica. Essa, tuttavia, merita una sua specifica posizione all’interno della glottodidattica della lingua giapponese poiché in anni recenti la richiesta e la necessità di questo insegnamento si è sono fatti più forti e oggi viene insegnata in più di una sede universitaria italiana.
La prima importante constatazione è che mentre per la lingua giapponese moderna esistono teorie glottididattiche e un costante interesse accompagnato da ricerche e sperimentazioni, altrettanto non si può dire per quello che riguarda la lingua classica giapponese che essendo una disciplina di recente acquisizione nel panorama nipponistico italiano (e direi internazionale), non gode ancora di un sostegno teorico di riferimento. Tanto più necessaria si rende quindi la riflessione sulle questioni didattiche attinenti a questo settore che come pare di comprendere è destinato, non a una rapida e prorompente diffusione, ma più modestamente a una lenta ma costante crescita e sicuramente a un stabile radicamento nella lista delle discipline nipponistiche.
In questa sede intendo offrire un panorama delle problematiche fondamentali per l’insegnamento della lingua classica giapponese basate sull’esperienza pluriennale maturata all’Università di Venezia.
イタリア語話者と日本語の音声音声は、第2言語習得において母語の影響が最も強く現れる分野であると言われている。事実、母語の音韻・音声体系の影響は、第2言語学習者の発音によく見られる特徴の主なる要因となっている。しかし、その影響の現れ方は決して単純ではなく、第2言語の発音にプラスに現れたり、マイナスに現れたりする。また、学習レベルが向上するにつれて、現れ方は流動的に変化していく。母語の影響を考慮に入れた上で第2言語の音声を体系的に分析・記述する基礎研究は、その知見が効果的および効率的な発音指導を考える上での助けになる場合が多いこともあり、日本語教育の普及に伴い、さまざまな母語を持つ日本語学習者の発音が検証されるようになってきた。しかし、イタリア語話者の日本語の音声を対象にした先行研究は非常に少ない。本発表では、イタリア語と日本語の音韻・音声体系を主なる側面において対照し、イタリア語話者の日本語の発音の主なる特色や問題点などの俯瞰を試みる。
Grazie ad una prima sperimentazione semestrale partita nel Gennaio 2010 in collaborazione con l’Ufficio Cultura – Area Progetti della Mediateca del Comune di San Lazzaro di Savena e l’Associazione Culturale Takamori si presenteranno i frutti dell’interazione tra la didattica di classe del giapponese e le nuove tecnologie multimediali inserite in un contesto di utenza di livello intermedio. Attraverso l’utilizzo di Internet, software di montaggio video, software di trasformazione file, video player e software per la sottotitolatura si illustreranno gli sbocchi possibili della didattica del giapponese di gruppo con particolare attenzione all’interazione con testi audio-video estratti direttamente dalla rete e/o dalla televisione giapponese ai fini di un approfondimento culturale e linguistico contestualizzato. In correlazione ai software utilizzati in classe e ai fini dell’acquisizione di un know-how tecnico oltre che linguistico, verranno altresì approfonditi i concetti di “traduzione culturale” e di “team work” nel contesto della didattica multimediale di gruppo. Attraverso l’analisi delle strategie didattiche adottate, l’intervento prenderà in esame i seguenti punti della sperimentazione: